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L’arte secondo Vanessa Beecroft

MOSTRE:  A PALAZZO BARBERINI 'IL GIOCO SERIO DELL'ARTE'“In Italia i musei d’arte contemporanea soffrono? Credo sia perché certi patrimoni schiacciano il presente. Così come la Grecia si è estinta, anche l’Italia gode di questo enorme tesoro che però impedisce l’urgenza e il desiderio di vedere altre cose possibili”.

A raccontarlo all’ANSA è Vanessa Beecroft (la videointervista su ANSA.IT), probabilmente l’artista italiana più conosciuta sulla scena contemporanea internazionale, colei che ha shockato il mondo con i suoi tableaux vivants di donne nude, cui ha affidato anche messaggi importanti dall’integrazione razziale ai dialoghi con De Chirico, ieri sera ospite di Massimiliano Finnazzer Flory all’ultimo incontro de ‘Il gioco serio dell’arté, organizzato a Palazzo Barberini da Lottomatica.

Nata a Genova 44 anni fa da madre italiana e padre inglese, cresciuta tra il Lago di Garda e l’Accademia di Brera, ma presto volata negli Stati Uniti, per una sera la Beecroft ha fatto da cicerone, a un pubblico attentissimo, in un viaggio tra le sue opere e ispirazioni. “Non studio mai tanto i miei lavori, nasce tutto in pochi minuti – racconta – La prima volta fu all’Accademia di Brera. Avevamo una modella nuda, che il nostro insegnante ci esortava a guardare come un solido.

Ma era un esercizio di frustrazione. C’erano così tante implicazioni psicologiche e sociali che la ragazza portava con sé e che io non riuscivo a rappresentare, che, invece di esporre il mio disegno, portai direttamente la ragazza al centro della stanza, moltiplicata per 30. La prima volta che realizzai una performance di nudo davanti al pubblico, invece, scapparono indignati per tanta volgarità. Rimasi così ferita che giurai vendetta continuando sempre di più su quella strada. Dovevo farlo: per me gli spettatori sono rimasti quelli del primo giorno”. E pensare, racconta, che invece lei ama l’arte astratta. “Ci arriverò prima o poi – dice – Intanto, dopo 20 anni, da qualche mese sono tornata allo studio, con una modella e il disegno.

Mi chiedo perché mi sono privata di questo piacere così a lungo”. Sul maxi schermo nel frattempo scorrono le immagini della sue performance, rigorosamente titolate con numeri, dalle donne che scandalizzarono la National Gallery di Berlino nel 2005 a quelle dipinte interamente di nero con le manette ai piedi. E poi le sue ossessioni, dal cibo (“era una malattia che doveva essere espressa, forse per purificarmi”), alla moda (“le riviste di moda in casa mia erano tabù perché considerate ‘non cultura’”) e le donne. “So che sarebbe meglio dire che le catene delle donne sono i loro corpi – dice la Beecroft, madre di 4 figli – ma io credo siano le loro funzioni vitali.

Le donne dovrebbero utilizzare tutte le loro armi per imporsi, non nascondersi e anzi invadere la società di corpi e figli”. E proprio la rappresentazione del corpo femminile è in questo giorni al centro del dibattito in Italia, con la presidente della Camera Laura Boldrini che invoca un regolamento per pubblicità e media. “Non conosco i dettagli – commenta la Beecroft a margine dell’incontro all’ANSA – ma senza retorica credo che a portarmi avanti sulla strada della rappresentazione della donna nuda sia stata anche una reazione all’uso volgare della sua immagine”.

Tra i prossimi progetti, anticipa, “una mostra di marmi di Carrara a Dallas e una performance di un giorno al Moca di Los Angeles”. E l’Italia? “Sono attaccata all’Italia nella lingua e nella cultura plastica e visiva, non tanto alla ‘strada’ – conclude – Ho conosciuto questo paese andando via. E’ un luogo colto e interessante e respirando quest’aria lo devono essere anche le persone che lo abitano. Poi la società contemporanea è un’altra cosa”

Fonte ANSA

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