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Paul Klee e l’Italia

di Federica Marino (marino@rai.it)
Sei viaggi in Italia, alla ricerca del sole e delle tracce dell’antichità in un tardivo e reiterato Grand Tour: così il nordico Paul Klee si lascia affascinare dai panorami mediterranei che poi riversa trasformati in colore nella sua opera fatta di oltre diecimila dipinti, schizzi e disegni.
Parte da qui un altro viaggio, quello che alla Galleria nazionale d’arte moderna a Roma ripercorre in circa cento opere la costruzione del rapporto tra Klee e l’Italia e l’influenza del Belpaese nella sua produzione. C’è Klee, ci sono i contemporanei, ci sono pezzi d’arte antica che lo affascinarono e c’è la GNAM, con una collezione permanente che dagli anni Cinquanta in poi ha conosciuto il fascino di Klee e dell’arte astratta.
Ottobre 1901: Roma, Firenze e Napoli sono le tappe del primo viaggio di Klee, che si riempie gli occhi di bellezza e torna a casa. Passeranno ventidue anni prima che rimetta piede nella Penisola, per una serie di vacanze in Sicilia, all’Elba, a Venezia, ma anche a Milano, Genova, Padova, Ravenna, Pisa, Viareggio. Le numerose lettere e cartoline alla fidanzata e poi moglie testimoniano, con lo scorrere del tempo, il mutato atteggiamento di Klee: nel primo viaggio una “campagna di conquista” che prevede la visita a tutti i musei principali in poco più di tre mesi e l’insofferenza presto sfumata verso la “marmaglia miserabile” italiana; negli anni Venti l’artista affermato che insegna in Bauhaus e torna a guardare l’Italia con sguardo maturo e consapevole. La nostalgia, infine, degli anni Trenta, quando la malattia non gli consente più che un viaggio pensato e intessuto di memoria e mito, in un ritorno all’antico che è forse ricerca dell’assoluto nell’ultimo tratto di vita.
Classicità, natura, architettura e musica sono i punti di riferimento cui Klee guarda nei suoi viaggi italiani: se ne lascia permeare e ne estrae temi e suggestioni stilistiche, come quando a Ravenna i mosaici bizantini diventano sperimentazione pointillista in Croci e colonne. Due prestiti della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma rendono tangibile la fascinazione di Klee per l’arte antica: in mostra ci sono una Testa di satiro da Villa Adriana, visitata e amata dall’artista, e la Calliope della collezione Boncompagni-Ludovisi, una delle muse le cui statue, scrive Klee, hanno su di lui un effetto magico.
Il viaggio non è però solo geografico e i paesaggi sono anche intellettuali: malgrado i pochi scambi diretti con i colleghi italiani, Klee è attento al panorama culturale e lo dimostra con il Futurismo, che apprezza, indaga e rielabora in chiave astratta e personale.
La sezione che conclude la mostra alla GNAM ne rispecchia il titolo: se il percorso espositivo fin qui ha seguito lo sguardo di Klee sull’Italia, l’ultima parte ribalta i ruoli e si concentra sull’accoglienza riservata dall’Italia artistica e intellettuale a Klee, conosciuto grazie alle Biennali veneziane e fatto conoscere da critici e colleghi attraverso una vivace attività galleristica nel Nord Italia.
Paul Klee e l’Italia Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna dal 9 ottobre al 27 gennaio 2013

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