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il Blog dell'Arte

Iván Navarro: specchi di memoria

Ogni volta che la Fondazione Volume apre le sue porte per presentare un progetto, la silenziosa strada alla fine di Trastevere si popola di vita. Nella Roma artistica nessuno manca  questi appuntamenti, fosse solo per farsi sorprendere ogni volta dalle trasformazioni strutturali di questo luogo, capace di “donarsi” completamente ai suoi ospiti. Anche questa volta la folla si è accalcata negli spazi della Fondazione, ostacolata dall’ingombrante presenza di pozzi in mattoni e cemento di diverse forme e dimensioni. Inoltre, l’intero spazio è stato immerso nella semi-oscurità, rischiarato solo da scritte al neon applicate all’interno dei pozzi e da nuvole di fumo artificiale, elementi scelti dall’artista per ricreare le incancellabili ore di “Notte e Nebbia” dell’occupazione nazista di Roma.

Gli oggetti realizzati da Iván Navarro sono concreti, fisici e ruvidi, eppure, contemporaneamente irreali, incompleti e illusori. Un’assurda dicotomia costituisce queste opere, nelle quali ogni elemento reale esiste solo se completato dal suo doppio irreale. La profondità apparentemente infinita dei pozzi e le parole scritte dalle installazioni al neon vedono la loro realizzazione fisica solo attraverso l’illusione ottica di specchi trasparenti. Questi equilibri invisibili e fragili sono l’espressione del vuoto che, quotidianamente, tentiamo di colmare, un vuoto lasciato dalla Storia e dalle altrestorie che continuano a ripetersi, così come negli specchi cerchiamo parole di conforto. Perché, come suggerito dall’artista, è il linguaggio, inteso come ricordo, l’unica libertà possibile, l’unica vera via di salvezza.

Tuttavia, quelle stesse parole che dovrebbero rassicurarci e tranquillizzarci, in realtà ci spaventano ancora di più: ODIO, OCCHIO, ECO, ECCIDIO sono grida di luce sparate sullo spettatore immerso nell’oscurità e suonano come moniti, come accuse verso l’umanità che, invece di ascoltare, preferisce lasciarsi ingannare da una memoria addolcita e scolorita dal tempo, piuttosto che guardare direttamente verso la crudele realtà della storia.
La sensazione che resta è quella, terribile, di calarsi nelle profondità claustrofobiche e nere delle nostre coscienze e del nostro passato, con l’amara consapevolezza che non basterà un ‘elmo magico’, come quello indossato da Alberich nell’opera di WagnerNucht und Nebel, per liberarci da quei tragici accadimenti, né per impedire che si ripetano.


Roma // fino al 5 maggio 2012
Iván Navarro – Nucht und Nebel
a cura di Antonio Arévalo
FONDAZIONE VOLUME!
Via San Francesco di Sales 86/88
06 6892431
sabrinanucci@fondazionevolume.com
www.fondazionevolume.com

Fabiola Palladoro per Artribune

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