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“The Living Boxes” al Castello di Rivoli

COMUNICATO STAMPA

Terzo appuntamento del progetto Le Scatole viventi, a cura di Andrea Bellini

La temperatura mentale della fotografia. Narrazioni in sequenza nella Manica Lunga
Thomas Demand, Jan Dibbets, Paolo Pellion, Thomas Ruff, Paolo Mussat Sartor, Ettore Sottsass, Thomas Struth 

Luigi Ghirri, Projects Prints. Un’avventura del pensiero e dello sguardo

La fotografia ha già oltre 170 anni di storia, circa 20 in più del nostro Paese. A partire dal 1839, anno di presentazione del primo dagherrotipo, la diffusione di questo strumento di duplicazione della realtà è andata crescendo costantemente, fino a entrare a far parte della nostra vita quotidiana, del nostro stesso immaginario. Oggi, con la diffusione delle nuove tecnologie, tutti produciamo costantemente immagini, basti pensare ai milioni di scatti che facciamo ogni giorno con i nostri telefoni portatili. Ma come si è trasformata la fotografia negli ultimi decenni? E – domanda non meno importante – esiste una scuola italiana di fotografia?

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea cercherà di rispondere a queste domande con una mostra organizzata nell’ambito de Le scatole viventi / The Living Boxes, a cura di Andrea Bellini. Il progetto espositivo si basa sull’idea di allestire nella Manica Lunga (uno spazio largo 6 e lungo oltre 140 metri) una sorta di narrazione in sequenza di differenti approcci alla fotografia. Questa narrazione si apre con due personalità torinesi, Paolo Pellion e Paolo Mussat Sartor, legate sia alla storia dell’Arte Povera, di cui sono da oltre quarant’anni i fotografi più apprezzati, sia alla storia del Castello di Rivoli. In particolare Pellion è la memoria storica del museo, è l’occhio che ne documenta da decenni le attività, le mostre, i percorsi. Mussat Sartor affianca invece all’attività di fotografo della scena artistica una ricerca più personale, intima, riuscendo a donare alle sue opere un preciso accento interiore.

La mostra prosegue con una rassegna di celebri fotografi di cui il museo possiede in collezione alcune fondamentali opere. Le grandi immagini di Thomas Demand, Jan Dibbets, Thomas Ruff e Thomas Struth, saranno messe in relazione con quelle, più piccole nelle dimensioni ma non meno importanti, di Luigi Ghirri con l’intento di dimostrare come e in che modo quest’ultimo abbia letteralmente anticipato, a partire dagli anni Settanta, moltissimi aspetti della ricerca fotografica contemporanea. Il percorso si conclude con una mostra personale dedicata proprio a Ghirri, dal titolo Projects Prints. Un’avventura del pensiero e dello sguardo, a cura di Elena Re (cfr. il comunicato allegato) e organizzata dal Castello di Rivoli in collaborazione con il Fondo di Luigi Ghirri. Appare evidente, dal dispiegarsi del “discorso” espositivo, un dato fondamentale: l’Italia, a differenza della Germania, non ha avuto una vera e propria scuola di fotografia, ma coerentemente con la propria tradizione, ha visto operare in questo ambito personalità singole, straordinariamente autonome ed originali.

Il giorno dell’inaugurazione, venerdì 3 febbraio alle ore 18.00, si terrà nel Teatro del Castello un incontro per commemorare – a vent’anni esatti dalla sua morte (Luigi Ghirri è scomparso il 14 febbraio 1992) – questo importante fotografo italiano. Ricorderanno l’artista le persone a lui più care e più vicine alla sua opera, tra cui la figlia Adele, il fotografo Mario Cresci, il saggista e scrittore Marco Belpoliti, lo storico stampatore e collaboratore del maestro Arrigo Ghi, il condirettore del Castello di Rivoli Andrea Bellini ed Elena Re, curatrice della mostra sul maestro emiliano. Alle 19.00 Marco Belpoliti e Mario Cresci condurranno il pubblico negli spazi espositivi, attraverso questo affascinante viaggio all’interno della fotografia contemporanea.

La realizzazione del progetto Le scatole viventi è resa possibile grazie al sostegno di Pernod Ricard Italia spa e al contributo speciale della Fondazione CRT.

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Luigi Ghirri – Project Prints. Un’avventura del pensiero e dello sguardo

a cura di Elena Re

Nell’ambito del progetto Le scatole viventi / The Living Boxes, a cura di Andrea Bellini, il Castello di Rivoli, in collaborazione con il Fondo di Luigi Ghirri, è lieto di presentare la mostra LUIGI GHIRRI – Project Prints. Un’avventura del pensiero e dello sguardo, a cura di Elena Re.

Attraverso un’ampia selezione di project prints – le prime stampe a contatto che Ghirri aveva realizzato per visualizzare il proprio lavoro – la mostra offre un percorso, di fatto inedito, sui principali progetti di ricerca fotografica sviluppati dall’artista dal 1980 al 1992, anno della sua prematura scomparsa. Parallelamente – attraverso una raccolta di maquettes di opere da lui realizzate negli anni Settanta, cui si uniscono numerosi scritti, oggetti e documenti originali conservati nel suo archivio – la mostra approfondisce ulteriormente la questione nodale del progetto nell’opera di Luigi Ghirri, diventando nel complesso un singolare momento di riflessione sul pensiero, sulla poetica e sulla visione progettuale dell’autore. Una visione che ha aperto un nuovo scenario, che è entrata a far parte di un dibattito culturale di ampio respiro e che costituisce tutt’oggi un punto di riferimento essenziale per gli artisti della nuova generazione.

Un’avventura del pensiero e dello sguardo. Il sottotitolo della mostra è un’espressione formulata da Ghirri stesso per definire la fotografia, una riflessione che egli introduce nel suo scritto L’opera aperta, 1984. Un testo fondamentale per comprendere la sua poetica, oggetto di una sua conferenza tenuta alla Sorbonne di Parigi. Il dattiloscritto originale è fra i documenti esposti in mostra.

La fotografia […] penso che sia un formidabile linguaggio visivo per poter incrementare questo desiderio di infinito che è in ognuno di noi. Come ho detto prima, una grande avventura del mondo del pensiero e dello sguardo, un grande giocattolo magico che riesce a coniugare miracolosamente la nostra adulta consapevolezza ed il fiabesco mondo dell’infanzia […]. Borges racconta di un pittore che volendo dipingere il mondo, comincia a fare quadri con laghi, monti, barche, animali, volti, oggetti. Alla fine della vita, mettendo insieme tutti questi quadri e disegni si accorge che questo immenso mosaico costituiva il suo volto. L’idea di partenza del mio progetto-opera fotografica può paragonarsi a questo racconto. L’intenzione cioè di trovare una cifra, una struttura per ogni singola immagine, ma che nell’insieme ne determini un’altra. Un sottile filo che leghi autobiografia ed esterno. (Luigi Ghirri, L’opera aperta, 1984)

Per entrare nel dettaglio e analizzare più approfonditamente il significato dei project prints e dunque il tema del progetto nell’opera di Luigi Ghirri, bisogna innanzitutto dire che, cresciuto in un clima concettuale, fin dai primi anni Settanta Ghirri aveva maturato alcune fondamentali considerazioni intorno al ruolo della fotografia nell’ambito dell’arte contemporanea. In generale, l’interesse si era spostato dall’abilità necessaria all’artista per creare manualmente l’opera verso la coincidenza tra l’opera e la realtà registrata dalla macchina fotografica, in un processo che aveva spesso fatto riferimento al ready-made di Marcel Duchamp e alla scrittura automatica dei Surrealisti. Sicché, forte di un simile confronto, Ghirri stesso era arrivato a concentrarsi essenzialmente sui contenuti del proprio lavoro, sviluppandone la parte progettuale e ponendo al centro della sua ricerca “il guardare”, ossia la capacità al contempo razionale ed emotiva di decifrare i dati raccolti attraverso la percezione, trasformandoli in pensiero visivo. Proprio in questo periodo, Ghirri inizia quindi a lavorare in modo sistematico su più progetti e a strutturare le sue prime serie, realizzando spesso delle maquettes che permettevano di visualizzare l’opera e ragionare su di essa. Ma proseguendo il suo lavoro nel decennio successivo e approfondendo la sua ricerca espressiva sul tema del paesaggio, a partire dai primi anni Ottanta Ghirri abbandona progressivamente la macchina fotografica di piccolo formato e inizia a produrre negativi di formato più grande, non certo per amore della tecnica ma quasi per “entrare” con maggiore intensità nel soggetto analizzato. La centralità del pensiero e il senso del progetto continuano di certo ad essere anche in questi anni i presupposti irrinunciabili del suo lavoro. A tal punto che questi stessi negativi si rivelano in realtà come un ulteriore strumento progettuale a sua disposizione. Da tali matrici si possono infatti realizzare delle ottime stampe a contatto, delle piccole fotografie che Ghirri può a questo punto ritagliare, archiviare, mettere in fila, per vedere ogni immagine, per progettare le serie, per organizzare il proprio sguardo, lasciandole anche sciolte per poterle di nuovo aggregare in infinite combinazioni. Queste piccole fotografie attraverso cui Luigi Ghirri dai primi anni Ottanta al 1992 elabora la propria visione e sviluppa un pensiero intorno alla propria opera sono dunque i project prints, un nucleo assai corposo di stampe in miniatura che nasce come strumento di progetto.

In occasione della mostra al Castello di Rivoli è pubblicato un catalogo, edito da JRP|Ringier, a cura di Elena Re. Il volume include 200 immagini a colori relative a tutte le opere, gli oggetti e i documenti in mostra, un testo critico della curatrice, interviste ad Andrea Bellini, Paola Ghirri e Massimo Minini. Il catalogo comprende inoltre una raccolta di brani tratti dagli scritti di Luigi Ghirri, in cui l’autore stesso sottolinea e ribadisce la centralità del pensiero che precede l’opera.

Luigi Ghirri (Scandiano, Reggio Emilia, 1943 – Roncocesi, Reggio Emilia, 1992) ha prodotto per più di vent’anni, dal 1970 al 1992. Autore fra i più importanti e influenti nello scenario della fotografia contemporanea, inizia il suo lavoro nell’ambito dell’arte concettuale e le sue ricerche presto lo conducono a essere noto internazionalmente. Nel 1975 è tra le “Discoveries” del Photography Year di Time-Life e partecipa alla mostra Art as Photography – Photography as Art di Kassel. Nel 1982 è segnalato alla Photokina di Colonia come uno degli artisti più significativi della storia della fotografia del XX secolo. Le sue opere sono conservate presso varie istituzioni nel mondo, tra cui: Stedelijk Museum (Amsterdam), Musée-Château (Annecy), Musée de la Photographie Réattu (Arles), Polaroid Collection (Cambridge, Massachusetts), Musée Nicéphore Niépce (Chalon-sur-Saône), Museum of Fine Arts (Houston), Museo di Fotografia Contemporanea (Cinisello Balsamo, Milano), Archivio dello Spazio – Amministrazione Provinciale (Milano), Galleria Civica (Modena), Canadian Centre for Architecture – Centre Canadien d’Architecture (Montréal), Museum of Modern Art (New York), Cabinets des estampes – Bibliothèque Nationale de France (Paris), Centre Pompidou (Paris), Fond National d’Art Contemporain (Paris), Centro Studi e Archivio della Comunicazione (Parma), Biblioteca Panizzi – Fototeca (Reggio Emilia), Palazzo Braschi – Archivio Fotografico Comunale (Roma), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT (Torino), Fotomuseum (Winterthur).

Nel 2010 un’ampia selezione di suoi lavori è stata esposta al Nouveau Musée National de Monaco nella collettiva La carte d’après nature, a cura di Thomas Demand, che nel 2011 viene proposta a New York alla Matthew Marks Gallery. Bice Curiger lo ha presentato nella mostra ILLUMInazioni alla 54. Biennale di Venezia.

La realizzazione del progetto Le scatole viventi è resa possibile grazie al sostegno di Pernod Ricard Italia spa e al contributo speciale della Fondazione CRT.

Con il sostegno di Absolut Vodka

Manica Lunga, ore 19.30
visita esclusiva alle mostre con Marco Belpoliti e Mario Cresci

Ufficio stampa / Press Office
Silvano Bertalot – tel. 011.9565.211, s.bertalot@castellodirivoli.org
Manuela Vasco – tel. 011.9565.209, press@castellodirivoli.org

Preview per la stampa venerdì 3 febbraio 2012, ore 17.30

Inaugurazione 3 febbraio ore 18 presso il Teatro del Castello. ore 18. Commemorazione di Luigi Ghirri nel ventennale della
scomparsa. Intervengono Marco Belpoliti, Mario Cresci, Elena Re. Modera Andrea Bellini

dal 3/2/2012 al 11/3/2012

Castello di Rivoli
p.zza Mafalda di Savoia 011 Rivoli (TO)
Orario d’apertura: da martedì a venerdì: 10.00 – 17.00, sabato e domenica: 10.00 – 19.00. La Biglietteria chiude 30 minuti prima della chiusura del Museo.
Biglietto d’ingresso: intero 6.50 euro, ridotto per ragazzi 11-14 anni, pensionati, insegnanti, studenti, disabili, militari, associazioni culturali ed enti convenzionati. Gratuito per i minori di 11 anni.

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