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Italiani a Londra. Piero Manzoni e Azimut

Foto B. Bani - courtesy Artribune

La galleria Azimut e la quasi omonima rivista “Azimuth” furono fondate nel 1959 a Milano da Enrico Castellani (Castelmassa, 1930) e Piero Manzoni (Soncino, 1933 – Milano, 1963).
Esperienza breve, intensa e radicale che lascerà segni profondi nella cultura artistica del Novecento; come il percorso di Manzoni. Due soli numeri per la rivista (settembre 1959 e maggio 1960), ma i giovani “curatori” riusciranno a coinvolgere sia personalità già affermate, come Lucio Fontana e Gillo Dorfles, sia soprattutto le nuove generazioni di artisti e intellettuali, da Vincenzo Agnetti a Yves Klein, fino agli esponenti del Gruppo Zero di Düsseldorf, pubblicando testi o immagini di autori per loro comunque “attuali”, da Kurt Schwitters a Jasper Johns, e molti altri.

La galleria Azimut, piccolo seminterrato nel centro di Milano, proporrà in otto mesi di programmazione ben tredici mostre, molte delle quali con artisti presentati nella rivista. La mostra inaugurale (4 dicembre 1959) sarà la monografica delle “linee” di Manzoni, con testo critico di Agnetti in catalogo. Linee tracciate su fogli di carta di dimensione variabile poi arrotolati e chiusi in cilindri neri su cui sono riportati autore, lunghezza e data; ontologia del tempo e dello spazio. I suoi bianchi (o “neutri”) Achrome, con materiali e formati eterogenei, diventano manifestazione dell’“essere totale”. Vero laboratorio di idee la collettiva dal respiro internazionale La nuova concezione artistica(4 gennaio 1960), legata al secondo numero della rivista. Anche l’ultima esposizione (21 luglio 1960) sarà di Manzoni, la mostra-evento Consumazione dell’arte Dinamica del pubblico Divorare l’arte, dove l’artista farà mangiare ai visitatori uova sode “firmate” con la sua impronta digitale. Ricerche già concettuali e performative.

Manzoni: Azimut è una mostra di alto profilo. Nella sede londinese della Gagosian Gallery in Davies Street l’allestimento riprende (senza sterile filologismo) l’atmosfera frenetica dello spazio milanese, luogo di giovani artisti carichi di urgenza sperimentale. Sono presenti quasi tutte le categorie delle opere manzoniane, sintesi di ironia dissacrante e profondità filosofica (AchromeLineeCorpi d’ariaUova sculturaMerda d’artista), tra cui molti lavori storici, come l’Achrome (1958-59) pubblicato sul primo numero di “Azimuth”, e tre “linee” esposte nella personale del 1959; oltre ad alcuni documenti d’epoca, vi è una selezione di opere di artisti italiani che hanno condiviso tale esperienza, quali Agostino BonalumiCastellani e Dadamaino; mirabile unConcetto spaziale, Attese (1959) di Fontana, “nume tutelare” delle giovani generazioni. Il catalogo diventerà un prezioso strumento di studio: include la ristampa anastatica dei due numeri della rivista e la traduzione integrale in inglese dei suoi testi, lettere e documenti inediti; un rigoroso saggio di Francesca Pola ricostruisce il percorso di questa straordinaria vicenda culturale.

Gaspare Luigi Marcone

Londra // fino al 7 gennaio 2012
Manzoni: Azimut
GAGOSIAN GALLERY
17-19 Davies Street

fonte Artribune

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