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A Genova la mostra Van Gogh-Gauguin

E’ dedicata alle vittime dell’alluvione che il 4 novembre si è abbattuta su Genova e ai giovani che in questa settimana hanno duramente lavorato per restituire alla città, in così pochi giorni, il suo volto, la grande mostra ‘Van Gogh e il viaggio di Gauguin’ dal 12 novembre a Palazzo Ducale. Un diluvio di emozioni e bellezza, forse proprio l’evento più adatto “per ripartire – ha detto l’ideatore e curatore Marco Goldin – dal lato umano delle cose”, imperniato com’é tutto intorno al monumentale dipinto di Paul Gauguin, che si interroga sulla vita e sull’arte, quel ‘Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?’, esposto per la prima volta in Italia (la seconda in Europa). Presentata oggi alla stampa, l’importante rassegna è un susseguirsi di capolavori assoluti (ben 40 opere di Van Gogh, poi Turner, Rothko, Hopper, Monet e Kandinsky), prestiti eccezionali da musei di tutto il mondo e si configura quale risorsa fondamentale per “ricostruire un orizzonte di certezze”, ha sottolineato l’assessore alla Cultura del Comune, Andrea Ranieri, dopo la distruzione e la morte.

Città d’arte e di cultura, Genova si ripropone subito con la sua voglia di accoglienza, lanciando un segnale inequivocabile di bellezza, apertura, speranza. Ma non è stato facile. Da fuori, ha rivelato Goldin, arrivavano continuamente inviti a rimandare, anche di un mese, l’inaugurazione. Ipotesi impraticabile, perché fermare una macchina in movimento da almeno due anni, con trasporti speciali, treni e aerei con dipinti assicurati per centinaia di migliaia di euro (il valore assicurativo complessivo della mostra è di un miliardo di euro), non sarebbe stato alla portata “neanche del presidente Obama”. Dopo il disastro, quando ancora continuava a piovere, la direttrice del museo russo prestatore delle tele di Kandinsky, “terrificata da quanto vedeva alla tv”, aveva fermato il camion che portava le opere alla frontiera con l’Ungheria. Ci sono volute molte e convincenti telefonate per far proseguire il viaggio di quei capolavori fino a Genova. Lo stesso è accaduto per il museo di Boston, prestatore della tela di Gauguin, arrivata in città appena il giorno prima dell’alluvione, che non voleva più spedire due superlativi capolavori di Monet. Il grande incoraggiamento ad andare avanti, ha detto Goldin, é venuto proprio da Genova, dove nessuno credeva che la decisione giusta fosse quella di rimandare l’apertura (tra l’altro, sono già arrivate 60 mila prenotazioni, che di questi tempi è quasi un miracolo). Il risultato, adesso, è il sogno di Goldin che si realizza e un evento espositivo (costato cinque milioni di euro, il 10% speso per portare in Italia il Gauguin), capace di far nuovamente decollare il turismo culturale in una città che proprio negli ultimi tempi era riuscita a richiamare migliaia di visitatori (proprio nel weekend dei Santi). Molto personale, la mostra è infatti un susseguirsi di emozioni che parlano solo il linguaggio della bellezza e raccontano il viaggio, soprattutto per mare, come quello compiuto da Gauguin nel 1891 e nel 1895 per raggiungere la Polinesia.

Ma anche interiore, alla ricerca delle radici dell’esistenza e dell’arte, secondo il genio di Van Gogh, che scopre la luce attraverso il colore. Il percorso è tutto nella storia e nella sensibilità di Marco Goldin, che ha voluto per questa rassegna a 15 anni dalla fondazione della società Linea d’ombra, solo le opere più esplicative del suo sentire. Si comincia così con i pittori americani (Church, Bierstadt) sbalorditi di fronte al gigantismo della natura, per arrivare alle tele di Turner, visioni marine rarefatte affiancate in un colpo di scena straordinario ai capolavori di Rothko, mai così liquidi e appaganti. Poi si entra nella capanna di Gauguin dominata dai quattro metri di tela del suo capolavoro assoluto, testamento spirituale di tutto quello che aveva fatto fino ad allora e compendio delle meraviglie che avrebbe creato negli anni a venire. Si entra quindi nel viaggio di Van Gogh, con opere bellissime, molte mai esposte in Italia, i campi (con la versione più bella del Seminatore), i giardini, le marine, gli ulivi, l’incanto di Saint-Remy. Fino al suo Autoritratto con cavalletto, ultimo approdo negli occhi dell’artista. Il percorso espositivo si conclude con Monet e il suo viaggio tra le ninfee nel giardino di Giverny e quello di Kandinsky che esplora l’astrazione.

Fonte ANSA

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