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Simon Starling alla Fondazione Merz

Inaugura domani 29 ottobre presso la Fondazione Merz di Torino un evento concepito da Simon Starling e curato da Maria Centonze. Il progetto espositivo prevede l’allestimento delle opere di Starling, di Faivovich & Goldberg, Sture Johannesson, Mario Merz, James Nasmyth & James Carpenter.

Più volte siamo stati abituati a concepire l’artista inglese come un propositore delle proprie opere. Qui riveste invece anche i panni di regista di un evento che coniuga i suoi lavori con quelli di artisti dalle similitudini evidenti quali Mario Merz e Sture Johannesson. Ciò è reso possibile attraverso una analisi personalizzata e storicizzata derivante dall’evoluzione del rapporto tra arte e materia intesa sia come semplice tecnologia che quale pensiero scientifico. E proprio l’evoluzione dell’arte in ambito della scienza è il fulcro centrale dell’esposizione torinese che sarà aperta al pubblico fino al 15 gennaio del 2012. A tal proposito la curatrice  Maria Centonze ci dice: “Le esplorazioni nei vari campi di interesse di Simon Starling confluiscono  in uno spazio ibrido che costituisce una costante del suo lavoro. E’ uno spazio che assorbe dalla scienza, che si nutre della tecnologia, ma che tenta di ridefinire i confini delle cose e del pensiero al punto da creare microcosmi di idee, da mettere in relazione o in contrapposizione. Tutta la mostra si svolge come se le opere raccontando storie diverse, avessero un’unica costante che è quella di stabilire distanze illusorie, modificare tempo e spazio con mezzi empirici che restituiscono visioni di una possibile e non meno veritiera realtà”.

Ne nasce una analisi quasi spontanea di tenore critico nei riguardi della tecnologia e di alcuni aspetti ad essa correlati come ci viene meglio descritto nel comunicato stampa pubblicato su Undo.net:

“Alla Fondazione Merz Starling opera un’azione critica nei confronti della tecnologia, favorendo uno smantellameto delle sue stesse regole che conduce a una sorta di slittamento dai toni quasi poetici. In quest’ottica sono molteplici i punti di contatto con le opere degli artisti in mostra, in particolare con Mario Merz con il quale condivide, oltre a questo aspetto, anche il continuo desiderio di nomadismo. Uno degli spunti da cui parte l’artista è il lavoro dei due astronomi dilettanti Carpenter e Nasmyth i quali, con un approccio speculativo, realizzarono una serie di disegni ottenuti dall’osservazione al telescopio della superficie lunare; disegni a loro volta utilizzati per costruire dei modellini fotografati, ottenendo quelle immagini così sorprendentemente poetiche dell’inarrivabile corpo celeste a cui fa riferimento il titolo della mostra.

Fatti e manipolazioni della storia sono anche l’argomento dell’opera recentemente completata Project for a Masquerade. Il video, proposto al piano interrato del museo, documenta le varie fasi di lavorazione di una serie di maschere giapponesi del Teatro del Noh appositamente create dal maestro Yasuo Mischi. Nel corso del video le maschere assumono i contorni somatici di noti personaggi internazionali, storici e di fantasia, coinvolti a vario titolo negli avvenimenti legati all’opera commissionata per ricordare il luogo d’origine del progetto della bomba atomica. Da qui l’analisi della scultura di Henry Moore Atom Piece/Nuclear Energy (1963) e della sua doppia identità: monumento celebrativo a Chicago e testimonianza della catastrofe umana al Museo di Hiroshima.

L’interesse di Starling sul rapporto tra finzione e realtà a partire dall’indagine scientifica, si sposta poi su El Mesón de Fierro degli argentini Faivovich & Goldberg. Nel nuovo capitolo del loro ampio progetto A Guide to Campo Cielo, dedicato alla manipolazione di informazioni scientifico-culturali e su ciò che resta del passaggio di meteoriti di quattromila anni fa, i due giovani artisti su soffermano sull’ormai leggendario meteorite mancante El Meson de Fierro e sulle indagini e le congetture legate alla sua sparizione. Negli spazi della Fondazione l’artista presenta 1,1,2 nuova opera concepita appositamente per la mostra che riprende opere come The Long Ton che indagano il rapporto tra materiali e dati, in riferimento diretto all’opera di Mario Merz Spostamenti della terra e della luna su un asse, per raccontare come le illusioni possano creare nuovi equilibri. Si ringrazia la Galleria Franco Noero per la collaborazione.”

FONDAZIONE MERZ

Torino
via Limone, 24
011 19719437 FAX 011 19719805

SIMON STARLING – The inaccessible poem

dal 28/10/2011 al 15/1/2012

mart-dom 11-19
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