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il Blog dell'Arte

Anselm Kiefer, l’artista della memoria

Anselm Kiefer nasce in Germania, nel 1945 a Donaueschingen, un comune situato nella parte sud-occidentale dello stato del Baden-Wurttemberg. Dopo aver frequentato e abbandonato gli studi di legge e poi quelli di pittura frequenterà lo studio di Peter Dreher e poi quello del pittore Horst Antes dal quale trova ispirazione per il lavoro successivo. Ma la svolta dal punto di vista artistico avviene dopo l’incontro con l’artista concettuale Joseph Beuys. Le prime opere di Kiefer richiamano in qualche modo la concettualità espressa da Beuys che ben presto diverrà il suo miglior amico e consigliere. Nascono così le “Occupazioni”, provocatorie azioni messe in scena nell’allora Germania Ovest e Germania dell’Est.

Il primo vero passo nel circuito Arte, quello che conta e porta alla consacrazione, alla storicizzazione di un artista, si ebbe con l’invito a Documenta Kassel. È il periodo in cui i suoi disegni e i dipinti iniziano ad assumere nuove forme. La tecnica e il pigmento lasciano libero sfogo alla materia che si trasforma in Arte Povera. Da qui ancora il richiamo all’arte di Joseph Beuys che non a caso è chiamato dalla storia a rappresentante numero uno dell’Arte Povera.

Capacità tecnica, destreggio nella manualità e nell’assemblare i materiali. Donare un significato nuovo alle cose. Assemblare, rappresentare, esaltare un particolare momento della storia. Tutto questo è Anselm Kiefer che con l’eleganza del gesto e la crudezza del messaggio o nella scelta di un materiale contraddittorio piuttosto che nell’applicazione minimalista di un collage su una superficie gigante, portano l’artista alla Biennale di Venezia nel 1980. Non con un’opera, bensì con un’intera sala a lui dedicata. Una mostra personale  intitolata “Verbrennen-Verholzen-Versenken-Versanden”.

L’arte di Kiefer nel corso dei decenni ha sempre subito attacchi di ogni genere per via dei temi trattati. Dal nazismo alla persecuzione degli ebrei i riferimenti socio-politici sono spesso al centro dell’attenzione delle sue opere. In maniera provocatoria, quando era ancora giovanissimo e non affatto famoso, si cimentava in azioni performanti in cui amava farsi ritrarre in assetto neonazista, con la mano tesa in avanti, avanti ai più importanti monumenti della Germania divisa. Erano i tempi in cui la Guerra Fredda era al centro dell’attenzione mondiale.

Il tedesco viveva ancora nel dubbio di un futuro incerto, sia ad est che ad ovest del muro che divideva Berlino. Anselm Kiefer amava provocare, richiamare all’attenzione gli addetti ai lavori, la Germania per bene e culturalmente capace per inviare un messaggio chiaro quanto sospetto, il nazismo è finito ma viviamo in un nuovo mondo ancor peggiore, fatto di divisioni ed ottusità. Per questo motivo l’artista ha sempre stentato ad affermarsi in Germania, almeno fino alla riunificazione dei due mondi tedeschi. All’estero invece la sua arte è sempre stata apprezzata, fin da subito e sempre lo sarà fino ai tempi nostri. Chicago, Los Angeles, una seconda volta a Documenta Kassel, il Guggenheim di Bilbao sono solo alcune delle tappe che hanno visto esposte e consacrate le sue opere.

A Bologna alla GAM, nel 1999 gli è stata dedicata una delle personali più complete e importanti. Giganti tele materiche con costellazioni, oggetti naturali, vetri hanno riempito le sale del Museo. Colonne di fogli in ferro, la memoria delle nefandezze del passato e troppo spesso del presente, con sovrastante materiale organico di diversa natura, dalle unghie come simbolo delle atrocità nei campi di sterminio, allo sperma che rappresenta la nuova vita e la speranza mai morta di un mondo migliore.

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